Quando ho iniziato a studiare danza del ventre, non avevo idea di quante sfumature esistessero nel modo di insegnare. Nel tempo, da allieva prima e da insegnante poi, ho imparato a osservare alcuni segnali che possono influenzare in modo significativo l’esperienza di studio, la serenità del gruppo e persino la crescita personale.
Nessuno è perfetto — nemmeno le insegnanti — e tutte possiamo sbagliare o avere giornate storte. Ma ci sono alcuni comportamenti che, secondo me, rappresentano veri e propri campanelli d’allarme.
Questa è la mia lista, basata sulla mia esperienza personale, che potrebbe aiutarti a scegliere un ambiente che faccia davvero stare bene.
Le red flags di un corso di danza del ventre
Mancanza di trasparenza e autenticità
Una delle prime red flags che ho imparato a riconoscere è la scarsa sincerità nei percorsi didattici: programmi copiati da altre insegnanti, movimenti spacciati come invenzioni personali, nessun riconoscimento ai maestri o alle fonti da cui si è imparato.
La trasparenza è un indice fondamentale di umiltà: condividere da dove nascono le idee e le competenze, non toglie valore, ma lo aggiunge. Non c’è niente di male a ispirarsi ad altri, ma è bellissimo rendere le allieve partecipi del processo che c’è dietro una rivisitazione di un metodo didattico o di una coreografia.
Creare dipendenza anziché autonomia
Un’altra red flag è quando l’insegnamento sembra costruito per trattenere le persone, anziché per farle crescere.
Ad esempio, non far progredire tecnicamente le allieve per anni, non spiegare completamente i movimenti, o rendere difficile lasciare il corso attraverso vincoli emotivi.
Per me un corso dovrebbe fare l’opposto: offrire strumenti validi per rendere le allieve pronte a spiccare il volo.
Assenza di tecnica
Quando tutto si riduce a “fai come me”, senza spiegazioni, senza attenzione alla postura o all’anatomia, è facile sentirsi confuse o, peggio, farsi male.
Ho imparato quanto sia importante spiegare come funziona un movimento, perché si fa in un certo modo e quali alternative esistono per eseguire quello stesso movimento in base a ciascuna fisicità e ciascun livello.
Programmi e lezioni non adattati al gruppo
Una red flag importante è quando le lezioni non tengono conto dell’età, del livello tecnico, del ritmo di apprendimento o delle caratteristiche del gruppo.
Un percorso standardizzato può mettere pressione su chi è in difficoltà o annoiare chi avrebbe bisogno di qualcosa di più stimolante.
Credo molto nel costruire lezioni flessibili: il mio obiettivo è fare in modo che ognuna si senta al posto giusto, nel momento giusto anche quando sembra impossibile fare un determinato movimento. La mia premessa è sempre la stessa “se lo propongo, è perché puoi farlo”, sta a me fornire strumenti e tecniche per permettere alle allieve di farlo e quando ci riescono, la loro reazione è quanto di più bello io possa vedere!
Creare tensioni, favoritismi o gruppi in competizione
Un’insegnante dovrebbe sempre proteggere l’armonia del gruppo, senza generare rivalità.
Ho imparato nel tempo che una delle red flags peggiori è la creazione di conflitti, schieramenti o confronti inutili tra allieve, soprattutto quando fomentati dall’insegnante.
Ascoltare, mediare e proteggere la serenità dovrebbe essere il ruolo di ogni maestra. La mia soddisfazione più grande arriva sempre quando vedo i miei gruppi incontrarsi, sembrano ballare insieme da anni: amicizie che nascono e superano i confini geografici, gruppi che collaborano invece di competere. La danza non è sinonimo di rivalità, non se a guidare un gruppo c’è qualcuno che cura prima di tutto i rapporti tra le persone.
Puntare al guadagno anziché al benessere
In ogni disciplina artistica può capitare di incontrare ambienti dove l’aspetto economico prevale su quello umano.
Per me red flag sono quando:
- si evita di consigliare una pausa a un’allieva che non sta bene fisicamente
- si accetta chiunque in qualunque momento dell’anno accademico senza valutare le conseguenze didattiche sul singolo e sul gruppo
Il corso di danza deve essere uno spazio sicuro nel quale poter entrare solo quando questo non crea problemi e, soprattutto, dal quale poter sempre uscire!
Un ambiente che crea ansia
La sala dovrebbe essere uno spazio dedicato solo alla danza, alla musica e ai sorrisi. Tutti possiamo avere momenti o giornate difficili, ma nella sala a specchi le negatività non dovrebbero prendere il sopravvento. Proprio come togliamo le scarpe prima di entrare, è bene lasciare fuori anche i pensieri pesanti.
Nei miei corsi questo vale sia per me e sia per le allieve: ciò che succede fuori resta fuori, così la concentrazione e la gioia del movimento possono emergere senza freni. Fate attenzione agli ambienti in cui il nervosismo legato a situazioni personali influenza l’atmosfera: in una lezione sana, la “terapia” arriva dal corpo che si muove, dalla musica e dai sorrisi condivisi, non dalla rabbia gettata addosso agli altri.
Se andare a lezione vi crea ansia o disagio a causa del clima che si respira in sala, probabilmente quel corso non è quello giusto per voi (e non dovrebbe esserlo per nessuno!).
Un ambiente sano si riconosce da come ti fa sentire
Alla fine credo che ognuna debba semplicemente chiedersi:
“Come mi sento in questo gruppo? Sto crescendo? Mi sento valorizzata?”
Nella mia esperienza ho visto allieve arrivare da contesti difficili e per me è diventato indispensabile garantire un ambiente dove:
- nascono amicizie profonde
- si coopera invece di competere
- si cresce tecnicamente, ma anche umanamente
- ci si sente libere di allontanarsi, sapendo che è sempre possibile rientrare appena il programma didattico lo consente
- ci si sostiene nei momenti difficili.
È questo che, secondo me, fa la differenza.
E tu? Quali segnali hai imparato a riconoscere nel tempo?
Cosa ti fa sentire davvero bene in un gruppo di danza?
Se vuoi, ti leggo nei commenti!