12 Gen

4 chiacchiere con.. Chiara Saccomanno!

Siete curiosi di conoscere meglio la bellissima e bravissima Chiara Saccomanno? Ho avuto il piacere di intervistarla e ad ogni parola ho capito quanto di ciò che vediamo nella sua danza è riflesso nella sua vita. E viceversa.

Sono felice di poter riportare le parole di questa straordinaria artista. Non mi perdo ulteriormente e vi lascio a questa prima chiacchierata del 2018. Ecco a voi, Chiara Saccomanno.


Gli inizi e l’influsso palermitano

Chiara Saccomanno

Chiara Saccomanno

Eleonora Amira: Cominciamo subito con una domanda che mi suscita sempre tanta curiosità, come ti sei avvicinata alla danza orientale e quando?

Chiara Saccomanno: Ho avuto un incidente stradale nel settembre del 2001 e l’estate dopo, a giugno del 2002, sono stata in viaggio in Tunisia. Un viaggio meraviglioso! Nel frattempo mia sorella – proprio in quell’anno – aveva iniziato a studiare danza orientale, che a me, in quel momento, non interessava. Anche perché ero ancora incidentata. Durante quel viaggio mi sono però innamorata delle musiche e della cultura araba al punto da volermi iscrivermi ad un corso di danza orientale. Al mio rientro quindi, ho chiesto informazioni sui corsi a mia sorella e da lì è iniziato questo percorso. Attualmente mi occupo di danza egiziana, ma tutto è nato dopo il viaggio in Tunisia.

E.A.: Pensi che la tua terra d’origine abbia in qualche modo influenzato questo tuo avvicinarti a quest’arte? Staccarti da Palermo è stato facile?

C.S.: Per rispondere alla prima domanda, sì. Decisamente. La mia bisnonna paterna si chiamava Saladino, è un cognome arabo che deriva da Salah el Din. I miei bisnonni hanno vissuto in Libia durante la guerra e tre zii di mio padre sono nati in Libia. Mio nonno ha vissuto in Libia fino ai 6 anni, infatti parla qualche parola di base araba. La cultura araba a Palermo, e nella Sicilia occidentale, ha sicuramente influenzato la mia passione e predisposizione (e amore) verso questo mondo. Io poi ho vissuto in Egitto ed ho avuto modo di vedere molte similitudini tra la cultura palermitana e la cultura egiziana. Dalla cucina, alla musica popolare, agli uomini, al ruolo della donna nella società e così via.

Venendo alla seconda domanda, non mi sento staccata da Palermo, mi sento sempre palermitana. Io viaggio molto, il mio compagno è di fuori, ma in qualsiasi momento posso raggiungere la mia terra. Dove c’è la famiglia, la mia vita.

Un’insegnante divisa tra più città

E.A.: Hai la fortuna di viaggiare molto con la tua danza, insegni in molte città e sei sempre in viaggio. Cosa si prova a vivere “divisi” in più città? Come descriveresti in breve la tua vita danzante?

C.S.: Ho la fortuna di insegnare in Italia in tante città e, per scelta, non vado all’estero. Questo perché i miei progetti di vita sono anche altri. Ora ho 34 anni e sono incinta. Crearmi una famiglia era qualcosa che avevo in progetto. La danza deve essere una passione/lavoro, ma non deve rubare tutta la vita di una persona. Se vissuta in maniera ossessiva non è sano. Niente di ossessivo è sano, nè l’amore, l’amicizia. Io vivo la danza in maniera molto serena e per questo ho scelto di lavorare in Italia. La vita all’estero è troppo faticosa, l’ho fatto, ma non è appagante quanto poter stare accanto alle persone che ami.

Mi piace lavorare in Italia, per far alzare il livello italiano. Tutte le mie allieve hanno un livello veramente buono. Sono felice di vedere che il livello delle insegnanti nel nostro paese sta crescendo molto. Io insegno proprio alle insegnanti e dividermi tra più città con questo scopo è estremamente gratificante.

E. A.: Quando danzi, una delle caratteristiche che ti rende riconoscibile (e rende riconoscibili le tue allieve) è l’infinita grazia ed eleganza. A cosa pensi mentre danzi? Cosa ti permette di essere così “eterea”?

C.S.: Grazie del complimento! Io non so a cosa penso quando danzo. Forse non penso a nulla, o forse penso a tante cose. In alcuni momenti e con alcune musiche penso solamente a divertirmi, a far divertire, a liberarmi, ad essere. Ad essere me. In altre circostanze penso a sentire la musica, ad amare, ad innamorarmi ogni volta, a comunicare la bellezza e l’armonia tra la mia persona interiore ed esteriore. Ciò che tu definisci “etereo” credo dipenda proprio da questa armonia. Il perfetto allineamento di ciò che si è dentro con ciò che si è fuori. Io combatto sempre affinché l’immagine esteriore rispecchi quella interiore.

Parlo molto con le mie allieve. Mi capita spesso di accogliere i loro racconti personali, a volte dolorosi (violenze, abbandoni, lutti). Questi dolori ci impediscono di essere libere e tendono a reprimerci. Quello che insegno, e voglio trasmettere, è che sul palco occorre portare sé stesse. Parlare con il proprio corpo, danzando. Lavoro molto sulla verità ed autenticità e sul portare noi stesse e nessun altro sul palco. Questo è molto importante per me.

Chiara Saccomanno

Chiara Saccomanno

E.A.: Chi ha influenzato maggiormente il tuo stile? A chi ti ispiri in quest’arte?

C.S.: Mi ispiro soltanto a me stessa, al dare me stessa in scena. Non voglio imitare o essere nessun’altro. Però naturalmente ci sono persone che ammiro, con le quali amo studiare. Io amo Aida Bogomolova, una ballerina unica, autentica, vera. Dona sè stessa e condivide la sua armonia, è stata molto illuminante per me. Perché mi ha permesso di capire come ascoltare me stessa. Adoro poi senza dubbio, Lubna Emam. Ho studiato molto con Mohamed Shahin, che mi ha insegnato veramente tanto. Ed anche Khaled Mahmoud.

La gravidanza, gli spettacoli e le gare

E.A.: Chi ti segue sui social ha sicuramente notato un pancino meraviglioso, ne approfitto intanto per farti tantissimi auguri. Come pensi che potrà influire la maternità sulla tua danza?

C.S: Il mio pancino cresce, dovrei partorire a giugno. Io ho gentilmente chiesto di nascere il 4 giugno e non oltre, perchè il mese dopo sarò al Khamsin Festival ad insegnare (il 12,13,14,15 luglio). Non mi sta creando alcun problema, ma non mi piace esibirmi con la pancia, quindi ho eliminato gli show dai miei programmi. La gestazione è un momento molto delicato, ho bisogno di non danzare. Mio figlio merita tutto l’amore di questo mondo. Preferisco insegnare, fino al nono mese, non esibirmi e poi ricominciare subito dopo il parto. La mia vita trotterellante i primi mesi sarà al 100% messa da parte per amore di mio figlio e dell’allattamento. Lui verrà prima di qualsiasi altra cosa. Appena sarà un pochino più grande, inizierà a viaggiare con me. Così potrà anche conoscere tutte le miliardi di zie che non vedono l’ora di incontrarlo!!

E.A.: Hai un brano particolare che non ti stancheresti mai di danzare?

C.S.: No, non c’è un brano particolare. Tutti i brani mi piacciono, così come tutti i generi. Spazio tra tutto ciò che esiste nella musica araba e scelgo in base al periodo della mia vita.

E.A.: Hai vinto molti contest e gare. Cosa hai provato in quei momenti?

C.S.: Sicuramente non li ho fatti per esaltare il mio ego. Partecipavo per poter studiare. Più vincevo, più vincevo borse di studio, più studiavo, più crescevo. Avrei continuato a vita in questo modo, poiché era un modo di studiare anche gratuitamente, ma avendo iniziato ad insegnare non mi è stato più possibile partecipare. Consiglio a tutti di fare gare, perché è un modo per crescere e mettersi in discussione. Non mi piace quando davanti alla sconfitta di una gara una danzatrice la prende male, giudica al posto dei giudici. Chi fa gare deve avere l’umiltà di capire che non si è più giudici di sé stessi. Si è nelle mani di giudici, competenti o meno. La crescita deve avvenire a prescindere. Sono molto favorevole alle gare, ma non mi piace il modo con cui vengono spesso affrontate.



I consigli di Chiara Saccomanno

Eleonora Amira: Ci sono molte persone che vedono in te un esempio da seguire. Prima di salutarci, che consiglio daresti a queste ballerine?

Chiara Saccomanno

Chiara Saccomanno

Chiara Saccomanno: Non pensavo che ci fossero così tante persone che mi prendono d’esempio! 🙂 Anche se la stima delle mie allieve e delle ragazze che mi seguono in giro per l’Italia mi fa capire che passa una buona immagine di me. Il mio consiglio è essere sempre sé stessi e trovare la propria identità nella danza. Liberarsi da qualsiasi cosa del passato che possa legare il nostro essere. Bisogna portare la propria autenticità e la propria libertà. Bisogna trovare sé stessi e presentarlo agli altri in scena. Il mio consiglio è di non vivere la danza come un’ossessione. Di non accanirsi nei confronti del denaro, la danza non è un mezzo per diventare milionari, ma un mezzo per sopravvivere. Consiglio di vivere tutto in maniera equilibrata, anche nei confronti degli altri aspetti della nostra vita. Non si devono trascurare i figli, il partner, le altre cose importanti. La vita è piena di ricchezze, non c’è solo la danza. C’è molto altro. Bisogna stare in equilibrio con il mondo, per poter riuscire a stare in equilibrio su un palcoscenico.

 

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