Eleonora Amira/I consigli dell'esperto /Cos’è la mindfulness? Ne parliamo con l’esperta!
cos'è la mindfulness

Cos’è la mindfulness? Ne parliamo con l’esperta!

Mindfulness: se ne sente sempre più spesso parlare, ma.. sapreste dare una definizione precisa di ciò che questa parola indica? Se la risposta è no, o se volete approfondire questa tematica oggi ho una sorpresa per voi!

Avendo una carissima amica che se ne occupa le ho chiesto se potevamo fare due chiacchiere, da condividere con tutte voi, per parlare di mindfulness, di cibo e di yoga.

Cos’è la mindfulness quindi? Ne parliamo con una professionista del settore: la dottoressa Laura A.!
Pensate che conosco Laura dalle elementari, eravamo due scriccioline che andavano a scuola insieme e quando ci siamo ritrovate da grandi, sapendo i percorsi intrapresi sono rimasta incantata e sono felice abbia deciso di condividere i suoi consigli e la sua esperienza anche con voi. Pronti ad immergervi nel suo mondo e a scoprire cos’è la mindfulness?

Vi presento Laura A.

Eleonora Amira: Cominciamo subito con una piccola presentazione, qual è la tua attuale professione e che percorso di studi hai affrontato per arrivare a questo punto? 

Laura A.: Ciao a tutti e grazie Eleonora, è un piacere poter condividere questo spazio con te e i tuoi lettori. Attualmente lavoro come biologa nutrizionista, con un approccio olistico all’alimentazione. Il mio percorso non è stato una linea retta, piuttosto il corso di un fiume che tra un’ansa e l’altra alla fine sfocia nel mare. Ho conseguito una laurea magistrale e un dottorato di ricerca in biologia umana. Ho capito poi di non essere portata per la carriera accademica e ho deciso di specializzarmi nel settore dell’alimentazione. 

Ho seguito prima con un corso di perfezionamento sulla sicurezza e la qualità degli alimenti e poi un master in nutrizione. Al di là delle basi scientifiche sono sempre stata interessata anche alla componente psicologica del rapporto con il cibo, per questo ho in seguito frequentato un corso sui disturbi del comportamento alimentare e sull’alimentazione consapevole. Questo mi ha dato le competenze per poter lavorare come istruttrice di mindful-eating. E ora sto approfondendo il tema della nutrizione a base vegetale.. è una continua scoperta, non si finisce mai di imparare!

E.A.: Spieghiamo cos’è la mindfulness. Se ne sente sempre più spesso parlare, ma ancora ci si confonde. Puoi darci una definizione chiara di questo concetto?

L.A.: E’ un concetto molto antico, che affonda le sue radici nella tradizione buddista. E’ un’attenzione focalizzata nel qui ed ora. Il porsi come osservatore esterno che accoglie senza giudizio ciò che accade in questo preciso momento. Senza attaccamento al risultato, senza cercare definizioni di bene/male, giusto/sbagliato. Semplicemente stando nel presente, senza fare. Sapendo che ogni istante è unico e irripetibile.

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Questo approccio è stato portato in occidente e spogliato da ogni accezione religiosa dal Dott. Jon Kabat Zinn, un biologo molecolare che ha fondato in America il primo centro per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza. Inizialmente la mindfulness veniva usata per la gestione dei pazienti con dolore cronico, nel corso degli anni ha trovato poi declinazioni in vari ambiti, incluso quello dell’alimentazione. Il protocollo MB- EAT, appunto il mindful eating, è stato ideato e standardizzato negli anni ’90 del secolo scorso dalla Dott.ssa Kristeller per il trattamento di pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare. E’ comunque anche un ottimo strumento di educazione alimentare sia per i giovani sia per i diversamente giovani  😉

 

 

Un percorso di consapevolezza e studi

E.A.: Come ti sei avvicinata a questo percorso? 

L.A.: Ho trovato nel mindful-eating la perfetta unione delle mie due passioni: lo yoga e l’alimentazione. E’ stato una naturale conseguenza di una visione a 360 gradi di nutrimento . Credo fortemente che il benessere non sia una semplice assenza di malattie, ma un delicato equilibrio psico-fisico da mantenere giorno per giorno. Mi piace poter offrire degli spunti per vivere con più consapevolezza il rapporto con il cibo e con le sfide quotidiane, oltre ad un piano alimentare personalizzato.

E.A.: Quando e perché hai deciso di intraprendere un percorso di Yoga e quanto questa pratica influisce sul tuo attuale modo di vivere e pensare?

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L.A.: A pensarci bene lo yoga mi ha affascinato fin da piccola, anche se il primo approccio durante i tempi dell’università è stato tutt’altro che idilliaco. Non ero pronta per un percorso di introspezione, trovavo difficile stare ferma e in silenzio con me stessa. Qualche anno fa, durante un momento di crisi e di grandi cambiamenti, lo yoga mi ha aiutato ad ascoltarmi e a trovare un centro stabile di serenità. Molti credono che praticare yoga significhi essere felici, in realtà si diventa più consapevoli di tutte le emozioni. Lo yoga si pratica nella vita di tutti i giorni, oltre che sul tappetino. Spesso si viene a contatto anche con parti di noi che non vorremmo vedere. Tuttavia portarle alla luce è il primo passo per poterle accettare. Lo yoga mi ha insegnato a cercare i punti in comune e accogliere diversi punti di vista. Unire e osservare l’insieme delle cose, invece di avere un approccio a compartimenti stagni. Proprio perché ne ho sperimentato i benefici in prima persona, ho scelto poi di diventare istruttrice di hatha yoga. Da pochissimo ho iniziato un nuovo corso di formazione in kundalini yoga, sarà un cammino interessante.

Come si può rallentare in una quotidianità frenetica?

E.A.: Spesso le persone si allontano da questo stile di vita perché “non hanno tempo” o “non hanno costanza” ci sono dei segreti per iniziare ad avvicinarsi gradualmente e, soprattutto, mantenere questo stile di vita? 

L.A.: Non è necessario trasferirsi in un ashram o diventare degli eremiti per praticare yoga, meditazione e mindfulness 🙂 si può portare un pizzico di consapevolezza all’interno delle nostre frenetiche giornate da cittadini occidentali. Ad esempio, nel traffico dell’ora di punta invece di suonare il clacson possiamo scegliere di fare dei respiri consapevoli e centrarci nel momento presente. E’ una nuova attitudine mentale e come tutti i cambiamenti va affrontato con pazienza e gentilezza nei nostri confronti. Senza pretendere di essere mindful tutto il giorno… Roma non è stata costruita in un giorno 😉 Si può iniziare con una camminata o un caffè in consapevolezza. Anche lavare i piatti può diventare un’azione meditativa, se prestiamo attenzione a quello che ci accade nel qui e ora. L’unico segreto è praticare e osservare di volta in volta quello che avviene con la curiosità e la mente del principiante, anche dopo anni di esperienza.

E.A.: Veniamo ora all’argomento “alimentazione”. Premesso che naturalmente ogni persona è a sé ed ha delle esigenze particolari e specifiche, esistono delle “regole” universali che tutti possiamo iniziare a seguire per nutrirci in modo più sano e consapevole? 

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L.A.: La prima regola è tornare ad ascoltare il nostro corpo. Tutti da bambini sappiamo quando abbiamo fame o sete e quando fermarci perché siamo sazi. Crescendo sopraggiungono dei condizionamenti esterni o interni che possono rendere più complicato l’affidarci alla nostra “saggezza interiore”. Con esercizi mirati e tanta pazienza, è possibile tornare ad ascoltare la nostra voce. 

L’altro consiglio spassionato è quello di rallentare. Siamo così abituati a vivere di corsa che spesso mangiamo di fretta senza nemmeno masticare. Poi ci lamentiamo perché ci rimane tutto sullo stomaco e non digeriamo. Assaporando con i cinque sensi ciò che è nel piatto, senza distrazioni e con lentezza, nutriamo i nostri diversi tipi di fame e otteniamo soddisfazione dal pasto. Durante il protocollo di mindful-eating si approfondiscono in maniera teorica ma soprattutto pratica questi e altri concetti chiave.

Trovare tempo per sé, anche con semplici routine

E.A.: Anche in questo caso, chi lavora molto ed è spesso fuori casa ha più difficoltà a seguire un regime salutare di alimentazione. C’è un modo per contrastare questa frenesia e migliorare nell’alimentazione, nell’attività fisica e nella meditazione? 

L.A.: Crearsi quotidianamente uno spazio fisico e temporale di pratica. Che sia un tappetino, il tavolo della cucina o un cuscino da meditazione, il comune denominatore per tutti è la disciplina. Se a pranzo sei fuori casa e mangi sempre un tramezzino al volo, sai che a colazione o a cena, ti dedicherai completamente ad assaporare il tuo pasto. Ti prenderai cura di te stesso nutrendoti in modo sano, almeno una volta al giorno. Anche il viaggio più lungo inizia sempre dal primo passo. Darsi degli obiettivi piccoli e facilmente raggiungibili. Far si che diventino delle nuove abitudini consolidate prima di crearne delle nuove. Se pretendi dal giorno alla notte di diventare un esperto meditatore, correre la maratona di New York e fare solo pasti bilanciati, ti scontrerai con delle aspettative irrealistiche e inevitabilmente tornerai alla vita di prima. Un passo alla volta, senza aver paura di cadere.

E.A.: Parlo spesso nelle mie storie di routine mattutine e serali, ogni persona ha la possibilità di crearsene una personalizzata che può aiutarla a iniziare e finire la giornata al meglio. Tu ne segui una in particolare? Come inizi e termini le tue giornate? 

L.A.: Inizio sempre la mattina con una colazione lenta. Cadesse il mondo, io non mi sposterei dalla sedia 🙂 E’ il momento in cui risveglio gradualmente il mio corpo, lo idrato e lo nutro dopo il digiuno notturno. A fine giornata mi prendo un altro momento per me: accendo un incenso o una candela e riporto l’attenzione al respiro lungo, lento e profondo per calmare la mente. Penso alle piccole e grandi benedizioni del giorno per cui essere grata. Sorrido, portando le mani giunte davanti al petto.

Come avvicinarsi alla mindfulness?

E.A.: Che consiglio ti senti di dare a chi vuole iniziare ad approcciarsi alla mindfulness?

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L.A.: Intanto complimenti perché è una scelta coraggiosa in un mondo frenetico e orientato al risultato. Il mio augurio è che in futuro ci sia un ritorno a dei ritmi più lenti e legati ai cicli della natura. I risultati immediati sono un’utopia, quindi sii sempre gentile e paziente con te stess*. Diffida di chi ti dice che sarà un percorso rose e fiori e che sarai sempre felice. Acquisirai una nuova consapevolezza di te stess*. Ti renderai conto che ogni emozione è passeggera, perciò riuscirai a cavalcare meglio le onde della vita invece di farti travolgere sott’acqua.

E.A.: C’è qualcosa a cui occorre prestare attenzione? Esistono anche in questi settori persone che possono fuorviare, dare consigli errati? A cosa prestare attenzione prima di affidarsi ad una figura per ritrovare il proprio benessere? 

L.A.: Il rischio più grande è quello di far credere che il benessere derivi dal nutrizionista, dall’istruttore di yoga o di mindfulness. Creare una dipendenza. Qualunque professionista che possa definirsi tale, sa che il suo compito è quello di mettersi al servizio, di trasmettere un metodo e uno stile di vita, dando il buon esempio. E’ una bussola che aiuta l’altro ad orientarsi, quando preso dalla miriade di informazioni contrastanti non sa a chi affidarsi. Ti prende per mano per il primo tratto di strada ma quando il tempo è maturo ti lascia camminare in autonomia.

Ricordati che sei tu il vero e unico maestro.

Io ringrazio di cuore Laura, per questo raggio di sole che apre nelle nostre consapevolezze. Nella bellezza e gentilezza delle sue parole, nella delicatezza con cui si approccia alla vita e insegna agli altri a farlo. E vi invito, fortemente, a seguirla per trarre spunto dalla sua vita e affidarsi a lei per ritrovare il vostro centro.

Se siete curiosi e volete approfondire questi argomenti potete seguirla sulla sua pagina Instagram e sul blog nutrizioneanzivino.blogspot.com

Per prendere un appuntamento potete scriverle a nutrizione.anzivino@gmail.com

 

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